Data di pubblicazione: venerdì 13 Agosto, 2021 9:01

Roma-Mourinho, su l’orlo di una crisi di nervi, tensione e mercato statico. Dzeko all’Inter: si cerca un sostituto, Belotti è troppo caro

Il portoghese ha già plasmato la Roma a sua immagine e somiglianza. Tra 9 giorni il debutto in Conference League, ma il tecnico non è contento del mercato

Mou è già sull’orlo di una crisi di nervi e maledice il giorno che ha scelto la Roma. Mou ha già plasmato la Roma a sua immagine e somiglianza, trasformando un gruppo di liceali brufolosi in «quella sporca dozzina».

La presunta amichevole di sabato scorso con il Betis Siviglia, persa 5-2 e con sei espulsi (Pellegrini, Mancini e Karsdorp in campo; Mourinho e i collaboratori Nuno Santos e Joao Sacramento fuori), ha già certificato una spaccatura netta tra la tifoseria giallorossa. Da un lato i «catastrofisti» e dall’altro i «tuttappostisti». I primi vedono una società immobile, incapace di sfruttare le difficoltà che stanno attanagliando altri club o, peggio ancora, di dare una mano all’Inter orfana di Lukaku permettendo a Dzeko di partire per Milano. I secondi esultano ai cartellini rossi come se fossero gol perché «finalmente adesso la squadra è cattiva e picchia anziché subire».

Ma dove sta la verità? In attesa delle partite vere la prima per la Roma sarà il preliminare di Conference League il 19 agosto (ritorno il 26) contro il Trabzonspor o i norvegesi del Molde, l’andata in Turchia è finita 3-3 è lapalissiano che sia il mercato a dettare la linea. Di sicuro Mou è scontento perché non è andato in porto l’acquisto di Xhaka. L’aveva chiesto espressamente e si era mosso di persona. Però è anche vero che ha ottenuto Rui Patricio, fuori dai parametri di età e prospettiva cari ai Friedkin. Il portiere portoghese fin qui ha fatto più errori che miracoli, ma lo scudo spaziale della parola di Mou lo protegge.

La partenza di Dzeko, poi, non è stata ostacolata in alcun modo. Il calcio che ha in testa Mou per la Roma prevede attaccanti che cercano di più la profondità e non un «nove e mezzo» come il bosniaco che nell’ultimo campionato non è arrivato nemmeno in doppia cifra. Si seguono giovani come Abraham (che però preferisce un trasferimento dal Chelsea all’Arsenal) o calciatori «affamati» come l’iraniano Azmoun dello Zenit.

È vero che Mou ha fatto spendere vagonate di soldi ai suoi presidenti — da Abramovich a Moratti — ma anche che costruì il miracolo Porto con molti calciatori fatti in casa e che per vincere la prima Premier League andò a pescare Drogba in Francia, fortissimo ma all’epoca non un top player per cartellino e ingaggio. Belotti piace ma costa, Icardi potrebbe essere un’idea ma mai con quello stipendio.

Corriere della sera.

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