Data di pubblicazione: giovedì 03 Maggio, 2018 8:48

Roma-Liverpool senza scontri: «Ma noi cittadini sotto assedio»

Ad un certo punto è stato necessario chiudere agli autobus e ai taxi Villa Borghese, dove si stavano radunando i tifosi del Liverpool, la gran parte arrivata proprio ieri in città, a poche ore dal match batticuore di Champions all’Olimpico, poi finito 4-2. Un flusso di gente, sempre scortata, e un pre-partita sostanzialmente sotto controllo che hanno però scombussolato la viabilità cittadina, ripresa a gran ritmo dopo il ponte del Primo maggio. Un cambio di programma che ha toccato anche alcune linee del trasporto pubblico. In particolare, la 61 e la 160 e poi le linee 89-490 e 495 che hanno percorso via del Muro Torto.
A sintetizzare una città comunque stretta tra i tifosi (per quanto in pullman controllati) un post su Facebook ad un centro punto del pomeriggio, quando i mezzi hanno iniziato a muoversi da piazzale delle Canestre: «Villa Borghese chiusa, piazzale Flaminio chiuso, Tangenziale in direzione piazzale Clodio bloccata, lungotevere bloccato. Dove passo?». Un gran dispiegamento di forze e un gran lavoro per la polizia municipale e per le forze dell’ordine. Un risvolto del tutto inatteso dagli automobilisti, che hanno fatto sentire la propria voce di protesta sui social.
Senza contare il fatto che diversi tifosi si sono presentati all’appuntamento di Villa Borghesecomunque con la bottiglia di birra in mano, rigorosamente in vetro, in barba all’ordinanza anti-alcol. Tutti, prima di salire sui bus, hanno dovuto mostrare documento e biglietto e sono stati perquisiti. Una cinquantina i mezzi messi a disposizione dall’Atac partiti complessivamente da lì per l’Olimpico, incidendo giocoforza nella viabilità. E a fine partita, il ritorno dallo stadio, tra il flusso dei tifosi romanisti e il deflusso proprio dei supporter del Liverpool. Dentro all’Olimpico, dopo il fischio finale, uniti da una standing ovation e da un mare di applausi, e fuori dalle stesse della Capitale. Si è rimesso in moto anche chi allo stadio non è andato, ma ha preferito vedere la semifinale al club o al pub. Del resto, l’aveva detto pure Eusebio Di Francesco: «Chi non ci crede può anche restare a casa». E in fondo tutti i giallorossi nel secondo miracolo in poche settimane avevano un po’ creduto.
Occhi incollati allo schermo, sigarette una dietro l’altra anche se non si potrebbe fumare, urla di rabbia e di gioia: «Abbiamo combattuto, è stato bello provarci». A parlare appena passate le 10 e quaranta, più che il risultato sui maxi schermi, sono i volti dei tifosi giallorossi asserragliati nel Legend American pub, storico covo giallorosso. Volti come quello di Daniele, 24 anni, che a stento riesce a trattenere le lacrime: «Era un’impresa impossibile, in fondo lo sapevamo, però». Però ci aveva sperato, fino all’ultimo. E anche di più dopo il quarto gol della Roma. Con lui un’altra cinquantina di ragazzi e ragazze, romani e fuori sede. Seduto ai tavoli c’è chi, come Viola, fino all’ultimo ha provato ad accaparrarsi due biglietti per entrare all’Olimpico, ma non c’è riuscita. La sofferenza, a San Lorenzo come in tutti gli altri rioni capitolini, per un paio d’ore di certo non manca. «Famme sta’ zitto, pensa a me che in una giornata del genere devo pure lavorare», sbotta Franco, tassista in coda davanti alla stazione Tiburtina. Per vedere la partita deve accontentarsi dello streaming sul telefonino, riposto nel portabottiglie, per non cadere nella tentazione di allungare gli occhi più del dovuto. L’autista del bus 492, invece, ha optato per una più classica radiolina, con tanto di antenna. E mormora: «Se c’era Totti».

IL MESSAGGERO – (Bulleri-Camilletti) 

www.ilgiallorosso.it



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