Data di pubblicazione: sabato 23 Marzo, 2019 19:39

Roma, l’amministratore delegato di Acea Donnarumma indagato per corruzione

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L’accusa nei confronti di Donnarumma è è legata a due sponsorizzazioni, da 25 mila euro ciascuna, che Acea fece per dei concerti di Natale nel 2017 e 2018 nell’Auditorium di via della Conciliazione. L’azienda: “Dall’atto notificato si evince che l’iscrizione tra gli indagati non ha nulla a che vedere con lo stadio della Roma o l’asserito trasferimento della sede”

Terza scossa in quattro giorni. E ora i muri portanti del Campidoglio iniziano seriamente scricchiolare. Stefano Donnarumma, amministratore delegato di Acea, è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta “Congiunzione Astrale”, generata da quella più ampia sul giro di corruzione intorno alla realizzazione dello stadio dell’As Roma, che mercoledì ha portato all’arresto del presidente dell’Assemblea Capitolina, il pentastellato Marcello De Vito. Il manager, nominato il 3 maggio 2017 nella multiutility capitolina su indicazione del socio di maggioranza, il Comune di Roma – e dunque della sindaca Virginia Raggi – nei giorni scorsi ha ricevuto la perquisizione a casa e in ufficio da parte dei carabinieri e della Guardia di Finanza.

Le sponsorizzazioni ai concerti di Natale Da fonti di piazzale Clodio, pare che gli inquirenti stiano approfondendo la natura di due sponsorizzazioni, da 25 mila euro ciascuna, che Acea Spa fece per i concerti di Natale 2017 e 2018 presso l’Auditorium di via della Conciliazione, di cui tuttavia la partecipata quotata in borsa è già fra i main sponsor. Si tratta del secondo indagato fra i vertici di Acea, dopo l’arresto arrivato il 13 giugno 2018 ai danni del “facilitatore” capitolino Luca Lanzalone, presidente del cda degradato poi a semplice consigliere fino alle dimissioni definitive formalizzate il giorno precedente all’arresto di De Vito.

La società: “Non c’entra lo stadio della Roma”Acea Spa, che peraltro è quotata in Borsa, ha sottolineato in una nota che “stante l’atto notificato” l’iscrizione di Donnarumma nel registro degli indagati “non ha nulla a che vedere con il futuro stadio della Roma” né “con le vicende riguardanti l’asserito progetto di spostare la sede del gruppo nel futuro “Business Park”, che dovrebbe sorgere nei pressi dell’opera”. Quella di Donnarumma, dice l’azienda, “è una estraneità assoluta, e non ha comportato alcun specifico addebito da parte delle autorità inquirenti”.

Il Business Park e la partita Ecogena  Non è quindi ancora chiaro quale sia l’effettivo impianto accusatorio relativo alla posizione Donnarumma al quale viene contestata la corruzione. Nell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma, uno dei capitoli principali è dedicato al progetto del costruttore Luca Parnasi, patron della proponente Eurnova, di spostare la sede di Acea (partecipata al 51% da Roma Capitale e al 49% da privati fra cui i gruppi Suez e Caltagirone) all’interno del Business Park che dovrà essere realizzato insieme all’impianto di Tor di Valle. “L’affare più grande”, per il quale Parnasi e Lanzalone decidono di lavorare insieme. Ma perché la vicenda del cambio sede vada importo, Parnasi deve liberarsi della “pratica Ecogena”, società partecipata al 51% da Acea Reti e Servizi Energetici Spa e per la restante parte da privati, fra cui l’Astrim di Alfio Marchini, da Vigest srle dai gruppi Jacorossi e Parnasi. “Secondo me la cosa più importante è questa. Fatto questo, siccome il progetto Acea da che mi dice Lanzalone, e anche Donnarumma, con cui…”. Nel marzo 2018, Parnasi e Lanzalone contrattano di fatto al telefono la cifra che Acea avrebbe dovuto liquidare ai suoi soci privati, che l’azienda aveva previsto in bilancio per 620.000 euro. Lanzalone assicura che si proverà a salire fino a 675.000 euro (“se chiudi a 675 è meglio”, dice Parnasi, intercettato) ma alla fine la proposta definitiva sarà di 660mila euro. A gestire formalmente l’operazione è stata l’avvocato Virginia Vecchiarelli, che per la procura era il tramite di Camillo Mezzacapo, amico e, pare, sodale di Marcello De Vito. “Mai un cda dell’azienda ha esaminato o discusso di un qualsivoglia documento o piano (peraltro inesistente) per spostare la direzione generale dell’azienda a Tor di Valle, sui terreni di Parnasi”, spiegavano nei giorni scorsi ufficialmente da Acea.

Donnarumma un “caro amico”  Per Mezzacapo, che scrive su whatsapp a Parnasi, “Donnarumma è un caro amico e un buon manager” e i due si accordano “per una cena insieme”. È il 31 maggio 2017, nemmeno un mese dopo la nomina. In questi due anni lo studio di riferimento di Mezzacapo ottiene diverse consulenze: un atto di opposizione di Acea Ato 2 verso la società Beton Ostiense, un atto di opposizione di Acea Ato 2 verso P Hotel srl, l’atto di citazione di Acea Energia verso Ruggieri Francesco e Sergio, un recupero crediti da 70.000 euro verso Gar e un altro da 230.000 euro verso altre due aziende. “Tutti incarichi trasparenti, assegnati attraverso bandi di gara – puntualizzano da Acea – l’intera attività giudiziale di recupero crediti del Gruppo è oggi gestita da ben 23 diversi studi legali, ai quali vengono applicate le stesse condizioni generali mediante convenzioni quadro”. In Campidoglio, l’attuale ad viene indicato costantemente come “quota De Vito” e anche lo storico attivista Gianluca Bardelli, fra le persone arrestate vicinissime all’ex presidente del Consiglio comunale, più volte si è vantato di averne caldeggiato la nomina in quanto “persona capacissima”. Subito dopo la conclusione della partita Ecogena, il 5 marzo 2018, Parnasi e Mezzacapo iniziano a parlare della vicenda del Business Park: “È importante che venga coinvolta anche la sindaca su questo tema”, azzarda il costruttore, intercettato.