Data di pubblicazione: sabato 24 Marzo, 2018 10:56

Questa Italia non riparte. Messi spettatore, ma l’Argentina bis fa male a Di Biagio

ilgiallorosso.itPiccola Italia che ancora non cresce. Qualche segnale positivo sì, una ventina di minuti del secondo tempo che illudono per come il gioco improvvisamente si sviluppa fluido, aggressivo, divertente, sfiorando il gol, ma poi il ritorno sulla terra. Non siamo usciti dal tunnel della depressione post-Spagna. Anche Insigne dimostra al solito che la maglia dell’Italia gli pesa il doppio di quella del Napoli, e sbaglia l’occasione enorme sullo 0-0. Potevamo svoltare? L’avrebbe fatto anche al San Paolo? Meglio non cercare risposta e cominciare a ridurre le aspettative. Intanto Di Biagio, il meno colpevole al momento, si adegua alla tradizione recente: come Ventura, Prandelli, Lippi e Donadoni finisce k.o. anche lui, contro l’Argentina di un’altra categoria. Uno 0-2 giusto, firmato Banega e Lanzini. Qualche occasione creata, ma terza partita di fila a secco, e troppe concesse. Compreso secondo gol in contropiede.

Vincono giustamente gli argentini, anche se soltanto nel quarto d’ora finale, dopo essere stati stoppati a lungo da un grande Buffon. E oggi sono irraggiungibili, pur con Messi rimasto in panchina pensando alla Spagna che, legittimamente, per l’Argentina conta di più. Non si poteva chiedere molto a Di Biagio, ma qualcosa in più sì, considerati i ritmi da amichevole: attaccare, velocizzare e verticalizzare poteva creare il break , ma tutto questo non è nelle nostre corde. Non abbiamo un leader, ma tanti buoni o discreti interpreti. I presunti big faticano quando attraversano il confine, e ci sarà da lavorare, per Di Biagio o chi per lui. Tanto.Ci saremmo accontentati di un’illusione. Non è il risultato che conta, non era nei progetti battere una delle nazionali più forti del mondo. Ma l’immagine sì. Purtroppo gli azzurri, pur in un 4-3-3 più sensato del 4-2-4 venturiano, sono rimasti a lungo ai margini e hanno aspettato un’ora per vedere la porta. Non servono speciali analisi tattiche per dire che il gioco è lento (come in campionato), che manca identità (e questo è comprensibile), e che così ci si espone al pressing di chi ha più cifra tecnica. Sampaoli si permette di sbeffeggiare Dybala e Icardi, su cui noi imposteremmo una Nazionale, ma ha Higuain sempre più nel gioco, Biglia leader, gli irriducibili Lo Celso e Lanzini a destra. E un Di Maria che la panchina al Psg andrebbe denunciata all’Onu. Dietro, Fazio-Otamendi non sono uno scherzo. Il 4-3-3 tendente al 4-2-3-1, quando Lo Celso incrocia, è troppo per l’Italia.


Non è stato disastro, non drammatizziamo. In un clima amichevole si è comunque lottato. Oltre all’insuperabile Buffon, hanno passato l’esame Rugani per senso della posizione, De Sciglio sempre presente, un po’ Verratti fino all’infortunio: l’unico a tentare una manovra più europea nel possesso e nelle triangolazioni. Anche se la sua regia, come temevamo, toglie ossigeno a Jorginho che ha finito per estraniarsi dalla manovra e perdere la palla che ha innescato l’1-0 di Banega. Non bene Chiesa, dal quale era legittimo pretendere più incoscienza e arroganza, invece di limitarsi ad aspettare a destra senza aiutare Florenzi, in difficoltà su tagli e verticalizzazioni di Di Maria. Male Immobile e Insigne. Per il laziale un’altra serata di solitudine, imprecisione, ritmo basso, lontano dagli scenari della Lazio. E Insigne è sembrato non all’altezza di una dimensione che ancora non gli appartiene.

Qualcosa s’è visto dai nuovi entrati nella ripresa. Pellegrini ha la testa per giocare in questa mediana, del mestiere di Candreva non sarà facile fare a meno. Con tutto il rispetto per Immobile, e per Belotti entrato alla fine, non è detto che sia una follia tentare con Cutrone che, anche con l’Arsenal, aveva dimostrato di non temere niente. D’accordo la combinazione vecchi-nuovi, ma non c’è tanto tempo da perdere. Contro l’Inghilterra ci aspettiamo di più. Oppure finiremo con l’accontentarci di questo limbo, tanto nelle prossime qualificazioni senza Spagna ce la faremo. Una reazione almeno. Non è chiedere troppo.

La Gazzetta dello Sport (F.Licari)

www.ilgiallorosso.it