Data di pubblicazione: giovedì 13 Febbraio, 2020 5:57

Petrachi: “Qualcuno vuole già tagliarmi la testa. Sembravo un killer e non il direttore sportivo”

Siamo qui per presentare questi tre ragazzi. Prima però mi premeva puntualizzare alcuni aspetti ed alcune cose che da qualche settimana escono fuori. Ci tenevo a fare un po’ di chiarezza perché a volte quando si scrive e si dicono cazzate, se non fermi l’emorragia passano per vere. Alla mia prima presentazione ho detto che quest’anno con la Roma era l’anno zero. Sono stato chiamato dalla proprietà per provare a recuperare gli errori fatti negli anni precedenti, cercando di risolvere problemi che lo scorso anno e quello precedente erano in essere in questa società. Con tanta umiltà, voglia ed entusiasmo mi sono calato totalmente nella parte ed in questi mesi è stata fatta una grande mole di lavoro. Sto portando con tanta convinzione il credo che la società mi aveva imposto nel provare a trasformare qualcosa che lo scorso anno soprattutto non ha funzionato. La Roma ha fatto una vera e propria rivoluzione, magari qualcuno dopo qualche mese l’ha dimenticato. La Roma ha fatto uscire 20 giocatori e ne ha presi 14. La Roma non compra giocatori a 70 milioni, con quei 70 milioni ho comprato 7 giocatori. C’è bisogno che qualcuno capisca che per un progetto del genere serve pazienza e comprensione. Quando ci sono le rivoluzioni qualcosa può venire bene, qualcosa meno. Non amo le calunnie e le falsità, che spesso su qualche giornale o media esce fuori da vigliacchi perché bisogna guardarci in faccia. Forse sarò una persona scomoda per tanti di voi. Non faccio comunella, non rispondo ai vostri messaggi da quest’estate, la mia schiena è sempre dritta. Oggi sono la persona che volete attaccare, non ho problemi, cercherò di non essere spappolato. Io vado avanti per la mia strada, cerco di fare bene nel mio obiettivo col massimo impegno. Finché sarò qua cercherò di fare la mia idea di calcio, ci riuscirò? Non lo so, ma ce la sto mettendo tutta. Se qui c’è un po’ di intelligenza e soprattutto buona fede, si può pensare che fino a venti giorni fa si decantava una Roma importante, che aveva un buonissimo allenatore che conquistava tutti quanti, che giocava forse il miglior calcio in Italia. Ora è in difficoltà, io ero preparato a questo, non certo alle calunnie ed alla falsità che escono fuori. Ci sono tanti articoli: posso spaziare dalla Gazzetta dello Sport, al Corriere dello Sport o a Il Tempo. Faccio anche degli esempi: “Petrachi bacchettato da Dzeko perché vuole qualità”. Non c’è niente di più falso. Dzeko deve fare il calciatore e non spetta a lui dire se la squadra ha o non ha qualità, ma è un ragazzo intelligente e non si sarebbe mai permesso di venire da me e dire una cosa del genere. Lui è un leader e se fa qualcosa lo fa nello spogliatoio. Prima cazzata. Seconda cazzata: si dice che sono stato convocato per essere messo duramente alla prova dalla eventuale nuova società che arriva: io ho detto quelli che potevano essere i programmi futuri e gli investimenti da fare su questa Roma, con la programmazione che c’è da fare in futuro. E’ stata scritta una inesattezza totale. I nuovi acquirenti volevano sapere le possibili nuove spese della Roma. Un’altra cazzata detta. Molti di voi mi hanno censurato, sembravo un killer non il direttore sportivo. Sembrava potessi essere squalificato, ma mi hanno completamente assolto. Molti di voi ci hanno marciato su questa cosa. Ho sempre rispettato le regole e faccio il mio lavoro in maniera onesta, leale e corretta, così sono stato ripagato e molti di voi sono stati smentiti. Non parlo solamente a livello cartaceo, ma anche televisivo. Sono consapevole che sia un momento difficile, un momento dove forse abbiamo smarrito un po’ d’umiltà. La grande prestazione del derby ci ha fatto volare troppo alti, se questa squadra gioca con voglia e con cattiveria abbiamo dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque, senza determinazione fa fatica nel gioco di Fonseca, che si sposta molto sull’aggressione della palla. Se non fai un pressing asfissiante, come contro la Lazio, che ha fatto la partita più brutta del campionato, non va. Abbiamo sbagliato partite contro la Sampdoria, con il Torino, con il Sassuolo e col Bologna. Questo deve farci riflettere. Noi lo sappiamo. Dobbiamo fare molto di più, dobbiamo credere di più in quello che facciamo, dobbiamo mettere più cattiveria. Questo è lo slogan. Abbiamo investito su tanti giovani, ma i frutti non vengono subito dopo aver fatto la semina, i frutti vengono dopo un po’. Questa squadra gioca con 6/11 di nuovi acquisti, nessun altro in Italia lo fa. Sta a testimoniare che ci vuole del tempo: è una squadra giovane, con tanti ragazzi che si stanno già conoscendo tra di loro. Le difficoltà sono arrivate e dobbiamo affrontarle con lo spirito e l’umiltà che ci ha contraddistinto. Nei momenti di difficoltà siamo venuti fuori, ricordo i 10-12 infortunati, ci siamo rialzati. La più bella Roma è stata quando abbiamo avuto tanti problemi e defezioni. Questo gruppo in cui mi sono identificato prima di Natale, perché dissi che ha il mio stesso carattere, devo dire che in questi giorni è venuto meno. Io cercherò di fargli capire quanto è importante la cattiveria, che è quello che vogliono vedere i tifosi. Ai nuovi giocatori ho fatto capire come funziona qui. Ho chiamato Perez il giorno dopo Sassuolo, gli ho detto “Sei arrivato a Roma, qui ci si lega a chi mette l’anima, anche se sei mediocre. Il tuo atteggiamento con il Sassuolo non mi è piaciuto, vorrei che ci mettessi l’anima. Lui è testimone. Lo ho capito io ed ora anche loro. Credo molto in questi ragazzi, possono essere il futuro della Roma. Io la Roma la sento mia, anche se qualcuno vuole già tagliarmi la testa. Chiedo un po’ di pazienza, ma credo che questa abbia dei contenuti, abbiamo tutti ragazzi del ’98 o ’99. Il giovane ha alti e bassi, deve capire e crescere. E’ stata una strategia: non ho preso un giocatore da 70 milioni. Ho fatto un altro tipo di strategia: quella che nell’arco del triennio porti a fare risultati importanti. Mi dà fastidio che si dicano cazzate, le calunnie e le cose non esatte. Trovo troppo facile per un giornalista scriverlo, ma deve sapere quello che sta scrivendo. Non ho problema a confrontarmi. Ed eventualmente a ribadire quel concetto. Qualcuno ha detto che “mi hanno tolto la parola”, che “Petrachi parla male, vive di lapsus”. Io sono qui a parlare ed a confrontarmi. Non ho avuto tempo o modo di parlare dopo il mercato, ci tenevo oggi a far chiarezza su tutto e spiegare i problemi che abbiamo e che stiamo cercando di affrontare. Anche questa è una cazzata, che ci sia qualcosa tra me e Fonseca. L’allenatore ha il predominio, ma Petrachi se ha qualcosa che non va la deve dire. A livello comportamentale, non tattico. A livello di senso di appartenenza, di sana cattiveria. Io la voglio vedere, se non la vedo entro e dico quello che penso. Senza prevalicare su Fonseca, ma devo tutelare i tifosi e la società che fanno tanti sacrifici e che pagano il biglietto e vogliono vedere una squadra che li rappresenti“.

Su Ibanez…
Il mio amico ed il vostro ex direttore Sabatini ha detto un’inesattezza. Ovvero che gli abbiamo dato più soldi e che per questo è qui. Ibanez non ha avuto un contratto al doppio rispetto a quello che garantiva il Bologna. Qui prende gli stessi soldi, non è una questione economica, ma una scelta. A precisazione dell’uomo: nessuno deve mettere in discussione l’uomo, che ha fatto una scelta tattica e per il suo futuro. Il tempo dirà se ha sbagliato o ha fatto bene, ma non è una scelta economica.

Può chiarire, cos’è successo a Reggio Emilia?
Dopo il tre a zero dopo 45 minuti mi è sorto spontaneo di andare nello spogliatoio e far capire ai ragazzi che si stava facendo una prestazione penosa, che c’era da vergognarsi e che si dovevano tiare fuori gli attributi. Non vedevo la stessa squadra vista contro la Lazio. Dopo è entrato ed ha parlato il mister, ha preso la parola per questioni di tattica. Dopo ho ascoltato la ramanzina del mister alla squadra. Io vado sempre negli spogliatoi, sono sempre a contatto con la squadra e trovo legittimo che se c’è qualcosa, come essere sotto di tre gol, devo far sentire la mia voce e quella della società che rappresento. C’era da vergognarsi, forse voi siete bravi ad avere degli spifferi. Forse vengo odiato perché sono omertoso e sono attento agli sciacalli che fanno uscire le cose. Queste sono cose che dovrebbero rimanere dentro allo spogliatoio. Questo non è sano giornalismo, questo è gossip. Se uno entra in casa tua e la vicina di balcone spiffera mi girano le scatole. Non c’è alcun tipo di discrepanza, l’allenatore parla perché è il gestore del gruppo. Se qualcosa va storto, io ho tutto il diritto di dire quello che penso e lo farò finché sarò qui a fare il mio lavoro, questo è il mio modo di lavorare. Può piacere o meno, ma l’importante è trovare la coesione e che si lavori tutti nella stessa direzione.

Hai parlato della strategia di puntare sui giovani. Come si coniuga questa filosofia con la necessità di raggiungere il quarto posto e con gli infortuni di Diawara e Zaniolo?
Io credo che i giovani siano linfa per l’immediato e per il futuro. Le difficoltà nel mercato di gennaio sono state importanti. Lo sanno anche i muri che un eventuale cambio di proprietà crea scompensi e problematiche. Non sei padrone e libero di fare quello che vuoi. Gennaio è stato complicatissimo, non è facile sostituire Diawara e Zaniolo, si è anche sfortunati, ma nessuno lo dice. L’idea del direttore sportivo è allora quella di prendere due giocatori giovani forti, nei quali credo tanto, anziché fare operazioni che non posso fare perché c’è un closing in atto. Se hai 100 milioni prendi Tizio e Caio, se non lo fai sei un demente, ma c’è un closing in atto. Difficoltà dettate da un passaggio di proprietà che ancora non è avvenuto. Ho spiegato ai calciatori: potrebbe succedere qualcosa, come no. Non vi deve interessare. Dovete fare calcio. Non dovete pensare che arriva Paperon de Paperoni e compra chissà chi. Se poi ci saranno da fare dei correttivi si fanno. Il progetto è partito 6 mesi fa e non muta con il cambio societario. Se continuerà Pallotta o meno si vedrà. La squadra deve essere lasciata in pace. Il mercato di gennaio non è stato il mercato di giugno, ci sono state delle criticità che ho affrontato. Non siamo distanti anni luce dall’obiettivo di qualificazione in Champions. Domenica abbiamo una finale, siamo a tre punti, dobbiamo tirare fuori la sana cattiveria e sono convinto che ne usciremo anche più forti. Questo è quello che penso.

Lei ha parlato di inesattezze da parte dei media. Non sarebbe più opportuno stabilire una comunicazione più costante per rendere più chiaro il quadro generale?
Se devo ricevere tante telefonate non faccio figli e figliastri. Io se rispondo devo farlo a tutti. Non è semplice parlare con chiunque e dire le cose. Chi fa il mio lavoro, più è in silenzio ed meglio è. Io preferisco star zitto, ma come oggi è successo, io sono pronto a confrontarmi se c’è un problema, ma non mi sono mai sottratto ad una domanda o ho detto che non voglio rispondere. Sono sempre stato onesto e leale. Io non posso modificare il mio modo di lavorare. Se mi si chiede una conferenza pubblica io non mi tiro indietro: posso comunicare i pensieri e le strategie future. Se uno però mi chiede di prendere un caffè non lo faccio per il rispetto di tutti. Io non faccio mangiare nessuno dei pesci, sono leale e corretto con tutti. Questo è Petrachi.

Quali sono le calunnie scritte da Il Tempo su di lei? Non abbiamo scritto nulla di quello che ha detto e calunnie è un termine forte. Non so a cosa si riferisca…
Io non ho parlato de Il Tempo. Ho qui La Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport, mi sarà sfuggito. Sono uno che non legge per star fuori da certi tipi di dinamiche, ho un meraviglioso servizio stampa che mi dice certe cose. Se ho detto Il Tempo chiedo scusa, mi è scappato e non era mia intenzione.

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