Data di pubblicazione: domenica 25 Marzo, 2018 9:52

Italia, il CT che verrà

ilgiallorosso.it«Bisogna avere pazienza e insistere con questi ragazzi». Lucido, Di Biagio, a fine partita: l’Italia aveva appena perso per 2-0 contro l’Argentina e il discorso finisce sul futuro. Ovvio, la Nazionale non ha un presente e lo dimostrano pure le parole del commissario Fabbricini, impegnato nella scelta del «meglio di un ct». Il meglio, siamo ai soliti nomi contattati, vedi AncelottiMancini, e mettiamoci anche Conte. Starà a uno di loro, a breve, mostrare “pazienza”. Il calcio italiano ora è ai minimi termini, per qualità (tecnica), strutture (stadi) e dirigenti (è tutto commissariato). Non è semplice immaginare un futuro tinto d’azzurro, ma qualcosa si deve fare e, chi sta dirigendo il calcio in questo momento, da Malagò a Costacurta, passando appunto per Fabbricini e Di Biagio, qualcosa sta facendo. Ma la strada è lunga.

La ricostruzione passa inevitabilmente dal commissario tecnico, che stando a quanto dichiarato ieri Costacurta, sarà uno tra Ancelotti e Mancini. «Il 20 maggio, alla fine del campionato di Serie A, avrete il nome del ct», le parole del vicecommissario straordinario della Federcalcio, il quale prova a difendere Di Biagio, criticato anche troppo. «Gigi è un tecnico federale, una grande risorsa per il calcio italiano. È cresciuto in continuazione, è possibile che sia lui il ct o che in ogni caso entri nello staff. Che lui sia bravo lo sappiamo tutti in Federcalcio e al Coni. Se qui, oggi, ci fossero Mourinho o Guardiola, con questa squadra il risultato sarebbe diverso?». Quindi il problema è nel manico (la ricerca di un ct) e nell’organico (visto che basterebbe nemmeno il mago della panchina). E torniamo alla pazienza di cui parlava proprio il ct ad interim. «In Italia ci sono grandissimi allenatori, se avremo la possibilità di prendere qualcuno più bravo di Gigi, lo prenderemo. Se Mancini e Carletto hanno dato la loro disponibilità, vuol dire che qualcosa di buono nel calcio italiano lo vedono».Pirlo pronto ad entrare nello staff, Maldini pure. «Ho sentito Paolo, mi ha risposto in milanese con un vedem. Totti? Gli ho parlato durante Roma-ShakhtarInsomma, avrò fatto trentasei o trentasette telefonate». Fino a ora senza ottenere risposte certe. «Non è facile intervenire sul calcio italiano, ma ciò che stiamo facendo si vedrà più avanti ci sono un po’ di cose che vorremmo fare».

 E l’Italia martedì farà il bis: trasferimento a Londra per la sfida contro l’Inghilterra, a WembleyDi Biagio, con coraggio, proverà a fare qualche altro esperimento. Dal portiere a Verdi, ci sarà spazio per chi contro l’Argentina non ha visto campo. Oltre alle questioni legate ai vertici della Figc e al commissario tecnico, in Italia c’è una carenza di calciatori di spessore. Ci sono giovani interessanti, ma che devono essere coltivati. E in questa stagione negativa, ciò che manca, e che si avverte di più, è il peso offensivo. L’Italia non sa più fare gol. Che non arriva dal 9 ottobre, match contro l’Albania. Immobile segna tanto in campionato, mentre in azzurro si è arenato, idem BelottiInsigne continua a non convincere quando è decontestualizzato dal sarrismo. Cosa manca allora? Balotelli? Forse, ma non sarebbe lui a far risorgere il calcio italiano. Si sappia.

Il Messaggero (A.Angeloni)