Data di pubblicazione: venerdì 23 Marzo, 2018 8:36

Italia, il controsenso di costruire il futuro con 9 titolari del flop

Il ct ad interim Gigi Di Biagio debutta stasera nello stadio del City, laboratorio del calcio visionario di Guardiola. Il trentaquattresimo allenatore nei 108 anni di storia della Nazionale, che includono anche 2 commissioni tecniche, 5 diarchie e 1 triumvirato, si insedia dopo il reprobo Ventura e non si abbandona a tentazioni visionarie: promosso dall’Under 21, ripristina la tradizione dei tecnici federali e conosce la situazione, col favorito Ancelotti, Conte, Mancini e Ranieri concorrenti per la successione a settembre, dopo questa amichevole con l’Argentina e le altre con Inghilterra, Francia e Olanda. Però non rinuncia a un manifesto improntato al coraggio: «È una nuova partenza. Inizia per noi un mini- Mondiale. Non dobbiamo avere paura, ma pazienza, e non soffermarci sulla singola partita: fare sbagliare qualche ragazzo e riproporlo, indipendentemente da chi sarà il ct e il presidente. Solo così il programma della Figc può andare avanti».

Deve rianimare una squadra tramortita dalla mazzata peggiore degli ultimi 60 anni, la mancata qualificazione al Mondiale, e riavvicinarla agli italiani in astinenza dalle notti magiche. Si aggiunge agli ostacoli l’avversario, tra i peggiori possibili: l’Argentina di Messi, basta la parola: «Sulla carta è proibitivo. Ma dobbiamo provare le giocate preparate a Coverciano ed entrare il più possibile nella loro metà campo, senza paura». Sono ben 9 su 11, in partenza, i reduci del triste spareggio con la Svezia, che descrivono come macchia indelebile sulla propria carriera.
Paolo Rossi non aveva ancora 26 anni quando diventò l’eroe del MundialTardelli a quasi 28 si scatenava nell’urlo di Madrid, Pirlo a 27 ammutoliva la Germania, Totti a nemmeno 30 levava la coppa del mondo al cielo sopra Berlino. Loro, invece, rischiano di appassire senza il Mondiale. Verratti avrà 26 anni a novembre, Insigne 27 a giugno, Immobile ne ha già 28 e Candreva 31: «Sono ragazzi responsabili, ma è il tempo di cercare nuove sfide e di cercare di parlare il meno possibile del passato o non ne usciamo più». Contro la generazione del flop l’ineffabile procuratore Mino Raiola ha scagliato la prima pietra per la mancata convocazione di Balotelli ed era un macigno. Gli replica col sarcasmo Di Biagio, che già si scottò con l’intempestivo pulpito, lo stesso del caso Donnarumma all’Europeo Under 21: «Conosco Raiola da 25 anni e ho tante di quelle cose alle quali pensare che è irrilevante ciò che ha detto» . L’Italia giocherà col lutto al braccio e una maglia speciale per Astori.

Sampaoli sperimenta la difesa a 4 e una serie di aspiranti al Mondiale: BustosTagliaficoParedesLanzini, forse il portiere Caballero che può debuttare a 36 anni, contraltare di Buffon, alla presenza numero 176 e irritato per le polemiche sulla sua convocazione: «La mia non è una passerella, ho sempre messo il noi davanti all’ioÈ irrispettosa una polemica simile sulla mia persona, da 25 anni indosso la maglia azzurra. In fondo sono il portiere della Juventus». Il ruolo futuro in Nazionale, da dirigente, può attendere: «Di sicuro dialogherò in modo più sereno con la stampa». A centrocampo si profilano condizioni ideali per Verratti, interno del 4- 3- 3 votato al palleggio e non più all’inserimento, e per Jorginho regista. Ma la questione della costruzione del gioco e dell’eccessiva consuetudine di Verratti con le ammonizioni fatali (la squalifica al ritorno dei play-off, l’espulsione in Champions col Psg) si intreccia con i numeri imbarazzanti dell’attacco. Nelle ultime 6 partite, dal tracollo con la Spagna in poi, l’Italia ha segnato 3 gol e 1 solo era di un attaccante ( Immobile alla Macedonia): in 194’ con la Svezia il prodotto è stato nullo e il nuovo caso Balotelli è scoppiato anche per questo. Né la difesa, orfana dell’indispensabile Chiellini, vivrà una serata semplice contro Messi, Higuain e Di Maria. «Ma anche il nostro attacco non è male», chiosa Di Biagio il tranquillizzatore.
La Repubblica (E.Currò)