Data di pubblicazione: lunedì 29 Maggio, 2017 10:13

Ho pianto per Totti

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Oltre 70 mila persone hanno pianto per il loro capitano, lo stadio Olimpico ieri ha fatto da sfondo ad una “tragedia” sportiva difficile da descrivere ed impossibile da riproporre in qualsiasi altro stadio del mondo se non in quella che è la “casa” che ha accompagnato Francesco Totti in questi 25 anni di carriera. Almeno un altro milione di tifosi della Roma e di fan di Totti hanno versato le loro lacrime attraverso la diretta TV o tramite i social network, per non parlare anche dall’affetto di quelli che non sono tifosi romanisti e di Francesco ma che hanno saputo testimoniare l’affetto sia per il campione che per l’uomo Totti.

La serata di ieri ci ha portato in dote un mix di emozioni uniche ma ha posto in essere anche il grande contributo che lo stadio stesso, ma in particolare la Curva Sud, ha saputo dare per raggiungere l’obbiettivo sportivo del secondo posto, utile per l’accesso diretto in Champions League senza passare per la lotteria dei preliminari. Il gol di Perotti al ’90 minuto, ha scacciato i fantasmi ed ha riconsegnato alla Roma la possibilità di poter disporre di quel budget utile a migliorare la squadra per la prossima stagione senza la necessità di vendere per ricomprare: il più contento sarà il neo DS Monchi che da ieri sera avrà la certezza di poter lavorare e programmare, grazie anche a quella rete in extremis di Perotti, che ha ricacciato il Napoli di Sarri al 3° posto, permettendo al tecnico toscano di aver il tempo per poter portare il suo cane a “far pipì”.

Versata l’ultima lacrima per il capitano, non si può non sottolineare il grande lavoro svolto da Luciano Spalletti; con ieri ha vinto il “metodo” di Luciano, nonostante quello che vi racconteranno i soliti benpensanti dei media.Spalletti è stato in grado di rimescolare le carte, di mettersi in contrapposizione con tutto, tutti e Totti. Sembra un paradosso, ma anche la gestione tecnica (dolorosa) del giocatore più importante della storia della Roma ha portato i suoi frutti. L’amore che ieri sera si è riversato nei confronti di Totti ed i fischi dell’intero stadio per Spalletti (ed in parte anche al presidente Pallotta) sono la sintesi spietata di questa metodologia utilizzata dal tecnico di Certaldo che ha saputo/voluto spostare il focus sulla sua persona per poter proteggere e probabilmente tirar fuori il meglio dalla squadra, in questi 17 mesi sulla panchina della Roma.

Spalletti sapeva bene cosa avrebbe trovato al suo ritorno nella Capitale, conosceva benissimo gli attori e i protagonisti di quell’ambiente che solamente sette anni prima l’avevano scaricato. Piccoli o grandi conflitti non risolti con alcuni giornalisti presenti sia nel suo primo ciclo romanista che al suo ritorno; in alcuni casi, addirittura con strascichi giudiziari ancora aperti. Ma le differenze tra il primo Lucio (come oramai lo chiamano quasi tutti i media locali) e il secondo sono sintetizzate nel fatto che Spalletti si è saputo trasformare da provinciale a metropolitano, quasi internazionale, grazie alla sua esperienza extra italica, dove, almeno all’inizio del suo ritorno a Roma ha saputo nascondere quel carattere spigoloso e spesso rancoroso, timbro di fabbrica del suo primo periodo all’ombra del cupolone. Nel difficile mondo romanista, composto non solo dai media ma anche dai calciatori che compongono la sua rosa, Spalletti non è stato mai esente da stilettate beffarde, il tecnico di Certaldo ha il difetto, o il pregio a secondo dei punti di vista, che quando qualcosa non gli piace non se la tiene dentro e spesso utilizza le conferenze stampa per lanciare i suoi messaggi diretti o indiretti, e questo vale sia nei confronti dei media-giornalisti che dei suoi calciatori.

Il metodo di comunicazione di Spalletti è un “unicum” nel suo genere; può sembrare improvvisato, genuino ma spesso è costruito, ogni conferenza è diventa uno show, dove l’attore principale è stato lui. Dopo la prima fase iniziale di quasi “quieto vivere” la stampa romana ha deciso di mettere in contrapposizione Spalletti controTotti, questo è stato sotto l’occhio di tutti per almeno 10 mesi, inutile negarlo; quando il maggior quotidiano sportivo romano ha stabilito di schierare alcune sue prime firme per porre in essere il metodo della “character assassination attraverso i vari Max Thriller, era chiaro ai più di come era difficile per il trainer toscano della Roma uscirne senza colpo ferire.

Spalletti ha saputo fronteggiare con il suo sguardo fisso e la schiena dritta, molti dei “baroni” del giornalismo locale che fin dall’inizio avevano deciso di osteggiarlo in ogni modo. A Roma non è facile quando hai 2 quotidiani e 3 radio contro, quando gli “snipers” sono pronti ad impallinarti in ogni circostanza, sapendo che la contrapposizione con Totti poteva diventare l’elemento scatenante per convincere il popolo con chi schierarsi.

Ieri l’Olimpico è stato chiaro e netto, senza se e senza ma; tra la leggenda Totti ed un tecnico che la storia l’ha scritta solo parzialmente, ha scelto Francesco, come è giusto che sia: “Totti è la Roma” scrive laSud e questo rimarrà negli annali, ma Spalletti ha garantito ai giallorossi il futuro prossimo dove, almeno in campionato ha battuto tutti i record; poco? Probabilmente sì per entrare di diritto nei cuori dei tifosi giallorossi per sempre, ma tantissimo per chi, come una piccola sacca di fan e di addetti ai lavori, hanno giudicato positivamente il duro lavoro svolto dal tecnico di Certaldo.

Roma vive anche di queste situazioni, dove l’apprezzare il lavoro di un bravo tecnico come Spalletti viene percepito come una contrapposizione al giocatore più importante della storia della Roma, stesso discorso per chi ha provato ad accompagnare la proprietà americana in questo duro e difficile percorso che viene catalogato come nemico di quella precedente, sbagliando.

Una cosa è certa, da oggi la Roma ha perso due uomini di grande spessore.

Classifica serie A

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