Data di pubblicazione: giovedì 01 Marzo, 2018 10:34

Dai Schick, prova a rialzarti. La Roma ha bisogno pure di te

Titolare non lo è adesso e non lo era neppure un anno fa. Patrik Schick ha iniziato a giocare con continuità per 90’ la scorsa stagione negli ultimi due mesi, prima faceva la spola tra campo e panchina. Però, a questo punto della stagione, aveva già segnato 8 reti (con una media di poco superiore a un gol ogni 100’), mentre ora è fermo al solo centro – inutile – contro il Torino.

E non serve neppure fare la media per capire come tra infortuni, sfortuna, errori suoi e di chi lo ha gestito, i primi sei mesi di Schick a Roma siano stati quasi un calvario.

Lo scorso anno aveva segnato due gol in tre partite di Coppa Italia (doppietta al Cagliari nell’unica disputata per 90’), mentre in campionato si era sbloccato ad ottobre con la Juve e poi aveva proseguito per la sua strada,segnando fino a febbraio altre 5 volte. Di queste, solo quella contro i bianconeri era arrivata partendo da titolare, le altre tutte da subentrato. Segno che il problema non era (e non è) nel giocare o meno dal via, ma piuttosto nella testa. Lo scorso anno Schick si sentiva importante, sapeva che allenatore, d.s. e presidente stravedevano per lui, sognava di approdare in una grande squadra e voleva l’Europeo U21 con la Repubblica Ceca.

Adesso Patrik ha gli occhi di chi ne ha passate troppe negli ultimi mesi. I problemi cardiaci, il mancato approdo alla Juventus, l’arrivo a Roma a fine estate, la fatica di ambientarsi, i problemi muscolari, i dubbi sul ruolo, e un costo del cartellino(42 milioni) che gli viene ricordato un giorno sì e l’altro pure. A Trigoria per ora è costato solo 5 milioni, mentre altri 9 andranno alla Samp a fine stagione. Prestito con obbligo di riscatto, la sensazione di sentirsi poco importante, nessuna dichiarazione dopo quelle di qualche mese fa, in cui diceva di sognare Real o United. In giro a Roma si vede poco, sta a casa con fidanzata e gatto, spesso lo vengono a trovare gli amici, perché sanno che ha bisogno di serenità e sicurezza. Di Francesco lo sprona, col Milan gli ha dato fiducia, ma la prestazione è stata da dimenticare.




Sabato probabilmente partirà di nuovo dalla panchina, contro quel Napoliche in estate ha provato a strapparlo alla Roma. Schick però non ha avuto dubbi, voleva andare a Trigoria perché Monchi e Totti lo avevano fatto sentire importante. Anzi, fondamentale. Sei mesi dopo, pagherebbe di tasca sua per tornare a sentirsi così. E chissà che in quello che poteva essere il suo stadio non riesca a sbloccarsi. In fondo, con la testa giusta, da riserva un anno fa faceva faville.

LA GAZZETTA DELLO SPORT – (zucchelli)

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