Data di pubblicazione: domenica 31 Maggio, 2020 19:50

Coronavirus, Tommasi: “Mi auguro si giochi in tarda serata”. Gasperini: “Ho avuto il Covid-19”. Agnelli al Governo: “A luglio mi aspetto parziale apertura degli stadi”

La Serie A riprenderà il 20 giugno con i recuperi della 25a giornata, ma per l’ufficialità del calendario bisogna attendere la giornata di domani dove saranno rese note anche date e orari delle partite. La stagione incomincerà prima, con le semifinali di Coppa Italia, che con ogni probabilità saranno anticipate al 12 e 13 giugno: è da attendere l’ok del Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e del Ministro della Salute Roberto Speranza. Anche negli altri paesi si tenta di ripartire con l’emergenza Coronavirus che comunque continua a tenere banco. Di seguito tutti gli aggiornamenti:

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16.25 – “Noi giocatori siamo stati gli ultimi ad essere ascoltati“. Dopo quelle di Aguero, Danny Rose e diversi altri, si alza anche la voce di Tyrone Mings, difensore dell’Aston Villa e della nazionale inglese, per protestare contro il modo in cui la Premier League ha deciso di ripartire. L’ultima ondata di controlli su giocatori e staff non ha rivelato altre positività, ieri il governo inglese ha dato l’ok ufficiale alla ripresa degli eventi sportivi dal 1° giugno, purché a porte chiuse, e la Premier ha già definito per il 17 il ritorno in campo. “Siamo solo prodotti di questo gioco“, la dura presa di posizione di Mings, in un’intervista al tabloid oltremanica. “La ripresa è determinata al 100 per 100 da motivi finanziari, piuttosto che dalla sicurezza e credo che questo tutti lo sappiano vedere“. Mings, come altri suoi colleghi del campionato inglese, si dice “pronto a giocare perché non abbiamo altra scelta. Come giocatori, siamo stati gli ultimi a essere consultati, siamo caduti all’ultimo posto nella scala delle priorità. Ci hanno dato il permesso di tornare allenarci, e ora se la federazione, le Lega, l’Uefa e tutti gli organismi dicono che si torna a giocare, pensate che davvero possa fare la differenza quel che pensano o non pensano i calciatori? A quel punto è solo una scelta: dentro o fuori“.

(Daily Mail)

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15.40 – Sono 10 su 124 le partite di Serie A che si giocheranno alle 17.15, tutte nei turni del fine settimana (l’ultimo di giugno e quattro a luglio), e nessuna di queste sarà a Napoli e Lecce. In attesa che sia ufficializzato il calendario per la ripresa del campionato, a quanto apprende l’ANSA, oltre metà dei match verrà programmata alle 21.30 e una cinquantina alle 19.15. Nessuna squadra, inoltre, giocherà più di due partite in diurna. Juventus-Lazio, big match scudetto del 34mo turno, verrà molto probabilmente scelto come posticipo del lunedì il 20 luglio.

Non ci saranno partite in diurna nel primo fine settimana di gare, il 20 e 21 giugno, quando verranno recuperate quattro partite del 25mo turno, e nemmeno nel fine settimana conclusivo della Serie A, quando le partite verranno spalmate in serale fra sabato 1 e domenica 2 agosto.

(Ansa)

15.30 – È attesa per domani l’ufficialità del calendario della parte restante della stagione, dove saranno rese note date e orari delle partite. Ma il presidente dell’Assocalciatori Damiano Tommasi continua a esprimere la propria contrarietà nel far disputare le partite nella fascia oraria delle 17.15. “Spero si facciano le cose con logica, mi auguro che quello degli orari non diventi un problema. Vanno tolti alcuni piccoli sassolini negli ingranaggi prima che diventino un problema: non penso ci siano grossi ostacoli per trovare altri orari confermando i tre slot giornalieri, io spero si possa giocare dal tardo pomeriggio in avanti – le parole di Tommasi durante la trasmissione ‘Domenica Sport‘ in onda sulle frequenze dell’emittente radiofonica –Non so quanto e come si cercherà il nostro assenso sul tema, visti i passaggi fatti finora. Difficilmente si cerca un confronto con chi deve andare in campo, ma il tema riguarda la tutela della salute e il rispetto dello spettacolo. In Spagna si giochera’ dalle 19,15 in poi, noi sappiamo com’è la nostra estate: penso si debba giocare dal tardo pomeriggio in avanti. Noi vogliamo solo mettere nelle condizioni migliori chi deve garantire lo spettacolo sportivo, chi va in campo, e penso sia interesse anche degli organizzatori”. Sulla Coppa Italia ha poi aggiunto: “Spero si trovi la soluzione per dare maggiore tempo di recupero alle squadre impegnate nelle semifinali e poi nella finale di Coppa Italia. Tre delle quattro squadre ancora in corsa hanno mostrato delle perplessità per i pochi giorni di tempo tra le semifinali e la finale. Sapevamo di dover affrontare tante partite alla ripresa, ma certo le gare di Coppa Italia obbligano le squadre a scendere in campo con gli stessi effettivi, con le migliori formazioni possibili, obbligando ai giocatori a due partite in pochi giorni. Per questo mi auguro che si trovi la soluzione per dare maggiore tempo di recupero“. Tommasi si è espresso anche sull’eventualità di trasmettere la diretta-gol in chiaro: “Penso si possa trovare una sintesi se broadcaster, Lega e Governo si siederanno insieme. Penso sia normale cercare soluzioni eccezionali in casi eccezionali. C’e’ un contratto firmato tra le televisioni e la Lega Serie A. L’accordo va tutelato, ma d’altra parte credo sia legittimo da parte del Governo cercare di evitare assembramenti permettendo ai tifosi di poter seguire le partite a casa”.

(Rai Radio 1)

15.10 – Il presidente del Lione Jean-Michel Aulas sembrerebbe non aver digerito la decisione del Governo di sospendere tutte le attività sportive e della LFP di chiudere anticipatamente il campionato, estromettendo in tal modo il club dalle coppe europee. “Di lettere dal signor Aulas ne ricevo ogni giorno. Con nuovi scenari ogni giorno – le parole del Ministro dello Sport francese Roxana Maracineanu ai microfoni dell’emittente televisiva transalpina – Arrivare dopo la battaglia è arrivare un po’ tardi. È presidente del collegio dei club della Ligue 1 se non sbaglio. Quando la Lega prese la decisione di fermare questo campionato è stata l’unica proposta che mi fu offerta. Penso che avesse voce in capitolo al momento. La Lega e la Federazione operano democraticamente“.

(Europe 1)

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13.10 – “Credo che la cosa peggiore di questa pandemia sia stata la frustrazione di perdere le persone che più si amano e spesso senza neanche poterle salutare: trovo questo profondamente ingiusto“. Leo Messi racconta il suo dolore a El Pais, nel suo settimanale, e confessa di esser convinto “che il calcio non sarà più lo stesso, dopo, ma non solo il calcio: penso che neanche la nostra vita sara’ più la stessa“.

(El Pais)

9.30 – Aprire gli stadi della Serie A ai tifosi, anche se parzialmente, è uno dei temi discussi nel corso dell’Assemblea di Lega svoltasi qualche giorno fa. Ad avanzare l’ipotesi il presidente della Juventus Andrea Agnelli il quale, come riferisce il quotidiano sportivo romano, avrebbe lanciato l’appello al governo: “Mi aspetto che a luglio il governo ci dia una prima apertura parziale degli stadi“.

(Cosport)

9.05 – In attesa dell’ok definitivo del governo alla proposta di anticipare le semifinali di Coppa Italia al 12 e 13 giugno, la Lega di Serie A sta prendendo in considerazione, come riferisce il quotidiano oggi in edicola, la possibilità di invertire l’ordine delle partite e far giocare prima Napoli-Inter e poi Juventus-Milan. Una mossa che potrebbe calmare i bollenti spiriti dei nerazzurri e di Conte, potenzialmente costretti a giocare tre partite in 7 giorni dopo tre mesi di inattività, che però potrebbe far arrabbiare la Juventus.

(Corsera)

8.40 – Giampiero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, non nasconde di avere avuto paura durante questo periodo di emergenza sanitaria, soprattutto perché, come ha ammesso nell’intervista rilasciata alla rosea, il tecnico ha contratto il Coronavirus, come emerso dai test sierologici a cui si è sottoposto 10 giorni fa.

Gasperini, ha avuto paura?
«Sì».

Quando?
«Il giorno prima della partita di Valencia stavo male, il pomeriggio della partita peggio. In panchina non avevo una bella faccia. Era il 10 marzo. Le due notti successive a Zingonia ho dormito poco. Non avevo la febbre, ma mi sentivo a pezzi come se l’avessi avuta a 40. Ogni due minuti passava un’ambulanza. Lì vicino c’è un ospedale. Sembrava di essere in guerra. Di notte pensavo: se vado lì dentro, cosa mi succede? Non posso andarmene ora, ho tante cosa da fare… Lo dicevo scherzando, per esorcizzare. Ma lo pensavo davvero».

Poi?
«Poi sabato 14 ho fatto un allenamento duro come non ricordavo da anni. Un’ora sul tapis-roulant, più di 10 chilometri di corsa. Mi sono sentito bene, forte. Il peggio era passato. Il giorno dopo Vittorio, chef stellato tifoso della Dea, ci ha fatto arrivare 25 colombe e Dom Perignon del 2008, anno di grazia. Lo assaggio e dico: “Ma questa è acqua…”. Tullio (Gritti, secondo del Gasp) mi guarda storto: “Scherzi? E’ una delizia”. La colomba mi sembrava pane. Avevo perso il gusto. Così Tullio e Marcello, il nostro fisioterapista, si sono mangiati 25 colombe… Sono rimasto tre settimane a Zingonia. Poi a Torino ho sempre rispettato il distanziamento da moglie e figli. Senza febbre non ho mai fatto il tampone. Dieci giorni fa i test sierologici hanno confermato che ho avuto il Covid-19. Ho gli anticorpi, che non vuol dire che ora sono immune»

«In troppi hanno remato contro il calcio, dimenticando il suo valore economico e sociale. Molti hanno frenato dall’interno, per interessi propri: il peggio. Non volevano giocare per cancellare una stagione negativa. Troppo livore dagli altri sport. Il calcio è bello e piace. Colpa sua? Esiste una legge di domanda e offerta. Ci sono discipline belle da praticare e meno da osservare. Io seguo nuoto, tennis e altri sport solo per eventi importanti, alcuni ogni quattro anni. Il calcio è l’unico che ti dà un coinvolgimento così forte, un orgoglio di appartenenza quotidiano. E’ un altro mondo».

Anche a porte chiuse?
«Neanche a me piace il calcio senza tifosi, ma è l’unico modo per ripartire. Durante la prima giornata di Bundesliga facevo zapping, non riuscivo a seguire. Borussia-Bayern invece è stata una bella partita. Ho visto molti errori tecnici anche da giocatori importanti: in uno stadio vuoto è più difficile restare concentrati. E invece in un contesto di fatica la precisione tecnica sarà fondamentale. Servirà più attenzione».

Pressing feroce tre volte alla settimana: si può?
«Certo. Anzi, sarà ancora più premiante contro avversari stanchi. Saremo quelli di sempre. Non abbiamo cambiato neppure in Champions, quando sarebbe parsa ragionevole un po’ di prudenza, contro avversari più forti, in un mondo sconosciuto che infatti ci ha fatto pagare dazio. Sono orgoglioso dei miei giocatori: nessuno è venuto a suggerirmi di fare un passo indietro. Dopo i 5 gol a Manchester, ho appeso una frase di Mandela a Zingonia: “Noi non perdiamo mai. O vinciamo o impariamo”».

Buona idea le 5 sostituzioni?
«Pessima. Snatura la partita. Diventiamo basket. Nell’ultima partita possono esserci in campo dieci giocatori nuovi. Come permettere di cambiare motore a metà gran premio. Ci rimette lo spettacolo. Nel finale le squadre si allungano, si scoprono. Viene disinnescato il merito delle squadre meglio preparate che vincono alla distanza. Chi è il genio che sostiene che così si evitano infortuni? Su che basi? Ci si infortuna anche nel primo tempo. Meglio cambiare giocatori da un gara all’altra. Meglio ancora se si fosse applicata l’idea di Galliani: partite più diluite e campionato finito dopo l’estate. I tempi c’erano».

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