Data di pubblicazione: martedì 14 Maggio, 2019 13:28

Conferenza stampa, De Rossi: “La società decide, io sono completamente innamorato della Roma”

Daniele De Rossi è a Trigoria per l’ultima conferenza stampa. Una sensazione di dejavu al saluto del romanista: a due anni dall’addio di Francesco Totti, il 26 maggio finirà la sua carriera con il club capitolino.
De Rossi chiarirà le motivazioni a monte della decisione al fianco del CEO Guido Fienga, che inizia così:

“Vi abbiamo convocato per comunicarvi che ieri ci siamo incontrati con Daniele e abbiamo comunicato la decisione della società di non rinnovargli come contratto dall’anno prossimo. Abbiamo parlato a lungo, ho espresso a lungo la volontà di avere Daniele in società per continuare con noi nel percorso che lui deciderà. Egoisticamente, ho sperato che Daniele voglia accogliere l’idea di starmi accanto, mai come in questo momento mi avrebbe fatto comodo un vice come lui nel valutare alcune situazioni in un contesto in cui l’azienda si è resa conto di cambiare e correggere alcune decisioni passate per ripartire. Questo tipo di disponibilità Daniele lo coglierà quando lo riterrà opportunità, è una proposta sempre valida, mi auguro che quando deciderà di accogliere tale proposta riusciremo ad accelerare i progetti. Daniele ha espresso altre idee, lascio a lui la scelta e le rispettiamo come lui rispetta le nostre. Devo dire che io sono arrivato da poco ma sono onorato dal confronto aperto che abbiamo avuto con trasparenza e lealtà”.

Cambieresti qualcosa del passato?
“Magari eviterei qualche cartellino rosso, ma non cambierei mai la scelta di rimanere alla Roma, di restarle fedele. Avrei voluto qualche coppa in più, sono sereno per questa scelta, ci sono stati degli errori negli anni e poteva essere possibile il contrario”.

L’affetto dei tifosi?
“È un dato di fatto, lo hanno dimostrato nel corso degli anni, hanno dimostrato di tenere veramente a me, anche io non li ho mai cambiati per qualche ipotetica coppa, ho avuto in passato l’opportunità di andare in squadra che potessero vincere più della Roma, ci siamo scelti a vicenda e oggi sarebbe un dramma se o io o loro dicessimo che avremmo voluto andare via oppure se avessimo avuto Iniesta avremmo vinto. È un grande amore che continuerà nei prossimi anni, da ex calciatore con il panino e la birra magari tiferò i miei amici nel settore ospiti”.

Il futuro?
Io ho 36 anni, non sono scemo. Se nessuno ti chiama per il contratto, la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco, perché non mi piace molto e non c’è molto da dire, non volevo creare rumore e distrarre la squadra. Riguardo al futuro, ringrazio Guido per l’offerta e per come mi ha trattato, ringrazio Massara, la sensazione che ci fosse grande affetto era forte, la sensazione che si potesse andare avanti pure però queste sono decisioni della società, qui è divisa in più parti e bisogna rispettare le decisioni, non posso uscirne diversamente. Non ho chiesto niente a nessuno, la Roma pensavo potesse arrivare in Champions fino a Genova, poi stamattina mi sono arrivati 500 messaggi. Non ho preferenze, posso dire che mi sento calciatore e voglio ancora giocare, mi farei un torto se smettessi“.

Sarebbe stato più giusto se lo avessi deciso tu il tuo addio?
“L’ho detta spesso a Francesco (Totti, ndr). Non sono molto d’accordo, è la società che decide alla fine. Magari potevo essere decisivo anche l’anno prossimo, però poi le decisioni le prende la società, faccio un altro anno, faccio un altro anno, qualcuno il punto lo deve mettere. Mi è dispiaciuta la modalità, abbiamo parlato poco e le distanze creano incomprensioni, voglio una società migliore sotto questo punto di vista”.

Consigli ai tifosi dopo il tuo addio?
“Io sono completamente innamorato della Roma, è un circolo vizioso. Quello che posso dire è che bisogna stare vicino ai giocatori, sono un gruppo di persone perbene e hanno bisogno di sostegno”.

Il ruolo dirigenziale che ti è stato proposto fa rivedere i tuoi piani di fare l’allenatore?

“Io ho sempre detto che potrebbe piacermi, potrebbe piacermi studiare per farlo. Il dirigente non mi attira particolarmente, ma qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco ed un giorno se cambierò idea lo raggiungerò. E’ vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma mi piacerebbe fare un lavoro che vorrei fare. E’ un percorso lungo e devo impararlo”.

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