Data di pubblicazione: venerdì 16 Marzo, 2018 10:09

C’è un tesoro per la Roma

La Roma che vince è una Roma che cresce. Si è messo in moto il circuito virtuoso che a Trigoria, ma soprattutto a Boston, aspettavano per allontanare l’ansia da 30 giugno, l’ultimo giorno utile per sistemare il bilancio. Adesso la vera data fissata sul calendario, più come sogno che altro, è quella del 26 maggio,quando a Kiev si giocherà la finale di Champions League. E’ difficile, quasi impossibile che la Roma la raggiunga. Ma intanto, alla vigilia del sorteggio, Monchi e Di Francesco possono guardare al futuro finanziario con maggiore tranquillità: con i 10 milioni arrivati dalla qualificazione ai quarti, il potenziale incasso che verrà dall’Olimpico pieno nella prossima partita, le perdite del bilancio saranno minimizzate, consentendo alla coppia Gandini-Baldissoni di chiudere l’esercizio in pareggio, o comunque in ordine nel conteggio che effettua l’Uefa in ossequio al fair play finanziario.



Come arrivare al break-even? La strada più semplice sarebbe vendere un giocatore per raccogliere quei 15-20 milioni che mancano per raggiungere un perfetto equilibrio. Ma è una situazione decisamente migliore rispetto all’anno scorso quando Monchi, appena arrivato a Trigoria, si rese conto che avrebbe dovuto incamerare plusvalenze corpose per evitare le sanzioni dell’Uefa: l’obiettivo peraltro, nonostante le dolorose cessioni di Salah, Paredes e Rüdiger, è stato mancato di pochi milioni dopo il dietrofront di Manolas verso lo Zenit San Pietroburgo: la sua partenza, compensata poi in tutta fretta da Rüdiger, avrebbe garantito la stessa cifra ma una plusvalenza maggiore. Per questo la Roma resta sotto ispezione da parte della commissione del fair play finanziario di Nyon, che il mese scorso ha convocato i dirigenti per chiarire i motivi del risultato negativo e per studiare il piano industriale di rientro (la sentenza sul tema è attesa entro la metà di aprile).

In ogni caso, alla fine della stagione la Roma non sarà presa per il collo. Venderà un calciatore valutando con una certa autosufficienza finanziaria le offerte più vantaggiose, sapendo che tanto più riuscirà a ricavare, tanto più potrà investire. Invece di vendere Alisson, che Monchi ha assicurato di voler tenere dopo una stagione pazzesca, la Roma potrebbe accettare di perdere un calciatore “sostituibile” tra i tanti che hanno ricevuto offerte anche recenti: da Nainggolan a Strootman, da El Shaarawy a Manolas, non sarà difficile raggiungere il punto di equilibrio.



Per questo l’a.d. Gandini, pochi giorni fa, ha garantito che «le restrizioni stanno finendo». Se la Roma riuscirà a mantenere stabilmente un posto tra le grandi in Europa – anche sul piano sportivo, la risalita nel ranking Uefa al numero 24 offrirebbe un supporto significativo nei sorteggi del prossimo anno – il mercato dell’estate 2019 potrebbe essere addirittura più ambizioso. Questo non significa spese pazze o indiscriminate, né sperare di prendere Neymar o Messi, ma significa reinvestire il denaro che si incassa secondo opportunità e non obbligo. L’impulso ulteriore, e quindi successivo, potrebbe arrivare dopo anni dall’apertura dello stadio di proprietà. Ma per quello ci vorrà un po’ di tempo.

Intanto l’ufficio marketing lavora sull’asse Roma-Londra per chiudere l’accordo con il main sponsor. Sono in corso diverse trattative che negli auspici della società porteranno alla firma entro la fine della stagione: se così fosse, il primo anno di contratto andrebbe contabilizzato su questo bilancio rendendo ancora più trascurabile il bisogno di liquidità. Il gol di Dzeko, che meno di due mesi fa era quasi del Chelsea, ha prodotto una specie di miracolo economico.

Corriere dello Sport (R.Maida)

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