Candela: “La mia vita ora è differente. Vado sempre allo stadio per seguire la mia Roma”

Queste le dichiarazioni di Vincent Candela, intervistato in occasione del suo quarantesimo compleanno da Roma Channel.

Quasi 5 anni dal tuo addio al calcio. Cosa è cambiato in questi anni?

Avevo smesso un po prima del 2009, con la testa.

 

Ti manca il calcio?

Ora mi godo altri momenti. La passione per il calcio comunque è come prima, vado allo stadio  per vedere i miei colori e la mia squadra. Ma mi sono adattato a questa nuova vita.

 

I tifosi della Roma ti ricordano con tanto affetto e stima..

Ringrazio tutta la gente, con loro ho sempre avuto un ottimo rapporto. Nulla è per caso, si vede che ho seminato bene, aldilà del giocatore cioè l’uomo. Mi ricordo davanti a Trigoria mi fermavo sia prima che dopo l’allenamento perché sono così. Sono orgoglioso di loro e li ringrazio ancora perché mi vogliono bene. Io sono attaccato a loro e a questa città. Purtroppo nel mondo del calcio ci sono tante parole e pochi fatti, da parte mia dico che sono rimasto qui sono nate le mie figlie. Sono veramente attaccato a Roma città e squadra.

 

Cosa ti ha colpito di Roma?

La conoscono tutti. La generosità di questa città è immensa, come il casino ma questa è la bellezza di Roma e la sua gente. Quello che ho apprezzato in questa città non l’ho trovato da nessun’altra parte. Mi ha colpito molto.

 

C’è qualche scelta del passato che cambieresti?

Una: il giorno della partenza, quando sono andato via da Roma. Ho pensato che da un’altra parte mi poteva tornare la passione che avevo trovato qui. Invece ho fatto altri due anni e poi ho smesso. Ma ero giovane e più incosciente.

 

Come mai hai scelto il calcio?

Da quando avevo cinque anni sempre con il pallone pio è sempre andata abbastanza bene. Non pretendevo tutto quello che ho avuto. Vivevo giorno per giorno senza farmi domande, ma dopo un po di tempo mi sono detto: Sono arrivato bene. Ora sto bene a Roma ma non dimentico le mie radici. Se sono cresciuto così è anche merito dei miei giocatori.

 

Perché l’Italia e perché la Roma?

Quattro anni al Guingamp. Mi ha contattato Bianchi e Di Martino, abbiamo parlato e il campionato italiano allora era il più bello, duro, ricco e affascinante. Ma venire nel calcio italòiano era il top ed ho fatto di tutto per soddisfare il mio desiderio di venire a Roma.

 

Candela alla Roma è stata la cosa migliore che Bianchi ha fatto alla Roma..

A Roma lui non ha fatto bene ma anche lui è nel mio cuore, lui mi ha scelto e io ho risposto subito presente. Diciamo che anche lui non ha fatto benissimo alla Roma.

 

Il primo impatto con Roma?

Ero giovane, 22 anni. Mi sono adattato facilmente. Era un periodo un po difficile perché non facevamo molto bene, ma ho conosciuto tanta gente importante anche a livello mondiale. Piano piano ho iniziato a capire certi valori del calcio italiano. Il secondo anno è arrivato Zeman ed è andato poi molto bene.

I giornali ti davano per partente prima dello scudetto del 2001. E’ vero?

Era vero sì. Perché Zeman non mi voleva più, litigavamo spesso se non ogni giorno. A un certo punto lui preferiva che io andassi via, io poi non trattenevo le parole. E giustamente la Roma mi ha messo sul mercato.

 

Capello ti ha trattenuto quando avevi portato le bottiglie per festeggiare la tua partenza..

Era per ringraziare.. Non volevo festeggiare una mia partenza, volevo solo ringraziare. Non volevo partire di notte. Era per ringraziare dell’esperienza fantastica. Poi è arrivato Capello e mi ha detto di non andare.

 

Qualcuno è scappato via di notte da Roma..

Non è nella mia natura. Era un modo normale per salutare. In tre anni di Roma ero cresciuto tanto, poi è arrivato Capello e mi ha voluto tenere.

 

Prima dello scudetto del 2001 quanto pensavate di poterlo vincere?

La squadra era molto forte. Cafù, Batistuta, Montella, ecc.. e poi il Capitano. Avevamo la consapevolezza di essere forti ma poi è il campo a dire come stanno le cose. Era un gruppo di uomini veri. La panchina ha dato un grande contributo alla vittoria di quello scudetto. Era un gruppo unito e questo fa la differenza.

 

Alla fine purtroppo. Fino alla fine abbiamo avuto l’incertezza. E’ stato duro e bello fino alla fine.

 

Hai dormito prima di Roma-Parma?

Poco. Anche se sono uno abbastanza sereno, mi metto poche pressioni. Quella sera abbiamo parlato fino a tardi, era difficile pensare ad altro. Mi ricordo la giornata molto faticosa.

 

Quella Roma l’anno dopo lo scudetto ha vinto troppo poco?

Potevamo vincere anche l’anno dopo. Avevamo fatto anche due/tre acquisti importanti. orse mentalmente ci siamo rilassati perché non abbiamo festeggiato una sola sera. Potevamo vincere e ci è mancato poco.