Data di pubblicazione: mercoledì 28 marzo, 2018 10:26

L’Italia si muove

ilgiallorosso.itNon sarà bello aggrapparsi a particolari del genere, non per chi è stato quattro volte campione del mondo, ma finalmente l’Italia c’è e segna anche. Dopo 374 lunghissimi minuti. Un 1­1 a Wembley, all’ultimo, quasi fosse un successo. Con l’aiuto della Var che vede un rigore su Chiesa sfuggito ad Aytekin. E con la voglia di cancellare una maledizione diventata ossessione. Insigne non sbaglia e fa dimenticare gli errori enormi, in serie, di Immobile all’inizio. Senza i quali ora parleremmo di un altro risultato: sarebbe stata una bella carica per una squadra che, dopo due partite, ha comunque un’identità – giusta o sbagliata che sia – superiore a quella di Ventura. Ha personalità. E ha forse trovato un Chiesa di livello internazionale.

Usciamo a testa alta contro un’Inghilterra non di primissima fascia, ma sempre nel tempio dove aveva costretto al pari Germania e Brasile. L’1­1 firmato Insigne è in realtà da attribuire a metà a Chiesa che, entrato per Candreva, ha fatto quello che un ventenne deve (e che gli era mancato con l’Argentina): spaccare la partita con coraggio, velocità, incoscienza, procurandosi il rigore. Notizia bellissima, non l’unica, circondata da altre meno positive. Su tutte l’altra maledizione, un voodoo, che colpisce Immobile. Nel primo quarto d’ora potevamo stare sul 3­0, un centravanti che ha tre occasioni del genere una la mette dentro, lui no. Per cui qualunque discorso va inevitabilmente a sbattere con i suoi errori: il laziale non è sereno.

Pressing sulla trequarti, difesa inglese costretta a sbagliare, imbucate tra i centrali. Non era un ritmo che poteva durare a lungo, ma l’inizio era studiato bene da Di Biagio. Sbaglia però una, due, tre volte e sono guai, perchécosì l’Inghilterra ha il tempo ricompattarsi nel suo 3­5­2 che lascia giocare, ma tutto sommato chiude bene gli spazi. E il nostro 43­3 perde spinta mentale e tattica. Come il 2­0 dell’Argentina, anchel’1­0 degli inglesi arriva in contropiede. Per di più siamo così ingenui da consentire a Lingard di battere una punizione senza barriera, lanciando Vardy – lui una palla un gol – all’esultanza che nasconde l’assenza di Kane.

Il copione è un po’paradossale, anche se nel calcio moderno la tradizione si adatta ormai alla globalizzazione delle conoscenze. L’Inghilterra sembra l’Italia e viceversa. Buon giropalla, Oxlade­ Chamberlain e Sterling che partono in velocità e dribbling, manovra abbastanza tecnica e, chiudendosi a cinque, contro piedi pericolosi. L’Italia ha un progetto chiaropressing, un possesso orizzontale per alzare il baricentro gradualmente, lanci lunghi e improvvisi per l’attaccante. Riesce, ma è rischioso. Tanti restano in avanti, soprattutto una delle due mezzali, la squadra è lunga (45 metri, 9 in più dell’Inghilterra). Inoltre il ritmo è basso per sorprendere, quindi servirebbe più tecnica. Ma è qui che l’Italia delude. Immobile non è l’unico. Di nuovo lo scenario sembra troppo grande per Insigne che non supera mai l’uomo, dà indietro, subisce la fisicità rivale: a queste condizioni non serve. Però è concentrato sul rigore. L’altro a non convincere è Jorginho che mostra poca personalità e meno filtro. Per fortuna la difesa regge bene e Rugani non ne sbaglia una. Donnarumma che se la cava, ma su Vardy non può niente.

La svolta è Chiesa, dentro a destra per Candreva. Il fiorentino aggredisce la partita come dovevano fare tutti, come Pellegrini che però è discontinuo e alterna belle cose a ingenuitàChiesa no. Attacchi, dribbling, cross, tiro e infine lo slalom del rigore, con l’Italia che alla fine ha ancora fiato–solo tre cambi, anche Belotti eGagliardini –per schiacciare gli inglesi cercando il2­1. Sarebbe stato troppo. Però non si può negare che abbia fatto quello che Di Biagio ha chiesto, anche se in pochi giorni qualche schema è un po’ pericoloso.

Poi, tutto è relativo. Ancora senza Messi, quindi normale, l’Argentina ne ha presi 6 dalla Spagna. Per noi l’Inghilterra era alla portata, potevamo anche vincere, aumentando i rimpianti perché al Mondiale vanno loro. E perché forse una scossa prima della Svezia, maledetto senno del poi, sarebbe stata utile. Precipitiamo invece nel ranking: al 90’ siamo 19°, la peggior posizione della nostra storia. Se nella notte la Croazia avrà vinto e l’Islanda pareggiato, addirittura al 21° posto. Toccato anche questo fondo, si può risorgere. Di Biagio il suo l’ha fatto, andrà tenuto in conto anche lui.

La Gazzetta dello Sport (F.Licari)

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