Data di pubblicazione: sabato 06 gennaio, 2018 22:17

Di Francesco: “La squadra non mi è piaciuta per niente dal punto di vista della personalità. La sosta ci farà ricaricare e riposare”

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Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, al termine della gara di campionato contro l’Atalanta ha rilasciato alcune dichiarazioni. Queste le sue parole:

 CONFERENZA STAMPA

Cosa succede alla sua Roma?
Credo che siamo in involuzione, per quello che abbiamo dimostrato questa sera, non tanto all’inizio ma dopo il gol dell’Atalanta sembrava una squadra disunita, c’era la paura di giocare a cinque metri. Siamo mancati in personalità e nel desiderio di andare a riprendere la partita. Abbiamo fatto tutto sporadicamente, non da collettivo come abbiamo dimostrato di essere in passato. Bisogna stare solo zitti, si è incudine, bisogna continuare a lavorare e riprendere l’aspetto mentale più che quello fisico, perché se si corre male o non si corre insieme si fa fatica. Stiamo correndo poco insieme, siamo diventati paradossalmente subito un collettivo, adesso c’è scollamento. Sono il primo responsabile ma devo individuare questo aspetto il prima possibile, per ritrovare la squadra che ci ha dato grandi soddisfazioni.

Nessuna vittoria in rimonta…
Questa partita è differente dalle altre, non avevamo mai preso due gol nei primi 20 minuti come successo oggi, la squadra si è disunita con troppa facilità. Al di là dei due gol, non si è vista la reazione di squadra, il come mai è una risposta difficile da darti. Dobbiamo riguardarci bene negli occhi e capire cosa vogliamo fare, se abbiamo fatto qualcosa di importante, si vede che un’identità c’era. Più che i sistemi di gioco, bisogna scegliere gli uomini a cui affidarsi. Queste partite mi hanno dato tanto risposte  non positive, è mancata anche personalità, che ci vuole per giocare nella Roma, specialmente quando le partite si mettono come oggi.

E’ mancata una reazione di squadra? 
Segnale negativo, si fa una scelta forte e si fa insieme, anche insieme al calciatore, per dare ancora più forza e identità al gruppo. Non è accaduto, è un vero peccato ma non bisogna tornare indietro su quelle che sono state scelte che vanno al di là del discorso sportivo. È ovvio che oggi, sul carro di quello che è giusto ci sale poca gente, anche perchè abbiamo perso, ma nella vita bisogna fare delle scelte e averne la forza e di prendersi la responsabilità. Le abbiamo fatte, me ne assumo le responsabilità, sto zitto, subisco. Tra qualche mese mi auguro che torneremo sul carro per gioire di qualche altra vittoria. Io ho grandissimo dispiacere per i risultati sportivi, ma la scelta che è stata fatta è quella che andava fatta per crescere dal punto di vista morale, etico e generale. E’ servita anche a Radja. Chi vuol capire capisca, ognuno a casa sua è libero di educare le persone come vuole. Mi auguro che quando ci sarò io sarà sempre così.

Quanto hanno influito il gesto di De Rossi e la sconfitta di Coppa Italia?
Al di la di quella formazione, la squadra ha giocato in maniera differente col Torino. Non posso basarmi solo sul risultato. Quella di oggi è una prestazione negativa, in altre situazioni al di là di chi ho fatto giocare era un’altra squadra. Mi girano davvero le scatole ad aver perso col Torino, condivido quello che dici, la squadra è tornata indietro da lì, facendo anche buone prestazioni ma dal punto di vista della determinazione e del desiderio siamo mancati. Mi ha fatto anche un po’ rabbia, perché l’avevamo trovate: perché perderle? Oggi in alcune situazioni uno scappava e uno saliva, cosa che facevamo benissimo anche quando avevamo avuto meno tempo di lavoro. Dobbiamo trovare energie nervose per ripartire e tornare a essere quelli di prima. Devo cercare di dare spiegazioni che siano vicine, ma dobbiamo rimboccarci tutti le maniche, io per primo, e capire come lavorare per migliorare questa squadra.

La sosta? 
I giocatori hanno ovviamente delle regole, ma mi viene da sorridere quando stanno per i fatti loro. Vi posso dire che ho fatto il calciatore, ci può stare a livello mentale uno scarico, a volte lavorare o non lavorare non aiuta, stemperare certe situazioni può dare una mano. Mi auguro di ritrovare giocatori più carichi mentalmente, vogliosi di andarsi a riprendere quello che hanno lasciato per strada. E’ un peccato per il percorso che abbiamo fatto andare a rovinare un gran lavoro. Dispiace, stasera sono rammaricato per la prestazione del primo tempo, in cui la squadra non mi è piaciuta per carattere e personalità.

DI FRANCESCO A MEDIASET

E’ stata una delle partite più brutte della stagione, che cosa sta succedendo?
Siamo partiti bene i primi dieci minuti, poi ci siamo disuniti e anche un po’ intimoriti. Siamo mancati anche in personalità e nel desiderio di giocare la palla. Quando si gioca nella Roma bisogna avere la forza di giocare in un determinato modo. La squadra specialmente nel primo tempo non mi è piaciuta per niente dal punto di vista della personalità e rispetto a quello che avevamo preparato. Per fare gol facciamo molta fatica ultimamente.

Manca la cattiveria davanti la porta… 
Stiamo facendo qualche passo indietro, dobbiamo fare mea culpa e capire che per ritornare determinati e cattivi dobbiamo ritrovarci e avere più spensieratezza. La sosta ci farà ricaricare e riposare fisicamente e mentalmente, dobbiamo ripartire da zero resettando tutto per tornare quella squadra che non si è vista nell’ultimo periodo.

I tuoi leader devono darti una mano… 
Nelle grandi squadre i giocatori più rappresentativi devono essere trainanti. Mi aspetto da tutti qualcosa in più, non dobbiamo accontentarci, abbiamo fatto cose importanti ma adesso meno. Ora siamo incudine, dobbiamo stare zitti e lavorare, dobbiamo fare tesoro degli errori e tirare fuori quel pizzico di personalità che deriva dalle caratteristiche e dalla forza di alcuni giocatori, è normale che i più rappresentativi devono trascinare i più giovani.

Hai individuato la causa dello stop? 
Oggi nonostante tanti cross il gol è venuto su una giocata in verticale. Io voglio questo, ultimamente i gol sono venuti dopo giocate simili, a giocare lateralmente siamo tutti bravi, mentre forzare la giocata è diverso, ci vuole più personalità ed il desiderio di fare qualcosa, consapevole che una la puoi fare bene ed una no. Andiamo moltissimo al cross, ma non riusciamo a concretizzare. Dobbiamo forzare la giocata in verticale, ora lo facciamo ancora poco, evidentemente sbaglio io e devo lavorarci di più. Anche i ragazzi che vanno in campo devono però fare qualcosa in più.

Con Nainggolan avreste vinto? 
Non c’è la controprova. Nelle sconfitte che abbiamo avuto Radja ha sempre giocato. Nella vittoria o nella sconfitta per me conta di più la squadra, è stata fatta una scelta etica, morale e di comportamento. Le scelte vanno fatte, se sei bravo salgono tutti sul carro, ma in questo momento sono tutti scesi. Io guardo avanti con grandissimo entusiasmo, dalla prossima ci sarà Radja che ci darà qualcosa in più rispetto a quello che ci ha dato fino ad adesso e sarò contento.

DI FRANCESCO AI MICROFONI DI  SKY

Come mai la difesa ha vissuto questi 20 minuti da incubo? 
Non è solo responsabilità dei difensori ma di tuttala squadra. Persa una palla a centrocampo con in ingenuità, non ha giocato più il nostro calcio. Sono ripartiti con troppa facilità sui nostri errori tecnici. Abbiamo avuto occasioni non concretizzate. La squadra è mancata di personalità e ha avuto timore, nel primo tempo sotto le aspettative.

Perché non avete sfruttato la superiorità numerica? 
Nel primo tempo abbiamo avuto qualche palla importante per far gol ma facciamo fatica a concretizzare la mole di gioco. Mi meraviglia la lettura sbagliata in certe situazioni. A volte i calciatori hanno voluto calciare da 30 metri, questo ti fa capire quando non c’è lucidità ma solo confusione.

Sembra che ognuno vada per conto suo… 
E’ una cosa su cui abbiamo lavorato a livello collettivo, nei momenti di difficoltà ci siamo scollati. E’ venuta paura e timore, anche nel fare un passaggio di dieci metri. Questo non deve accadere a chi vuole giocare nella Roma e ambire a cose importanti. Siamo scesi sotto tutti i punti di vista ma ci dobbiamo ritrovare, soprattutto nelle energie mentali più che in quelle fisiche.

La punizione di Nainggolan è finita? 
Il ragazzo si è reso conto per primo di aver sbagliato. Ha rispettato la nostra scelta, a volte bisogna portare etica e morale davanti a un risultato. Non abbiamo fatto questa scelta per ottenere qualcosa di diverso, si può risultare impopolari come nella vita. Crediamo in quello che abbiamo fatto. Deve essere un insegnamento e un punto di partenza. Mi auguro non accada più.

DI FRANCESCO A ROMA TV

Dobbiamo rialzarci, la Roma è ancora forte… Primo tempo in cui la squadra è stata sotto le aspettative, è mancata personalità e si è disunita per paura. Non deve accadere per calciatori che giocano nella Roma, a livello psicologico la squadra va rimessa in sesto e io da allenatore devo essere in grado di farlo e leggere queste situazioni per rimediare. Peccato per la ripresa, con l’uomo in più dovevamo essere più bravi e ci siamo intestarditi, anche con i tiri della disperazione da fuori. Non siamo riusciti a mettere dentro la palla, non c’era la capacità di leggere dove uno andava a finire, oggi la squadra non mi è piaciuta per niente sopratutto nel primo tempo.

La rabbia può essere un punto di ripartenza? 
Questa settimana sarà importante per il recupero riguardo le energie mentali. Possiamo dire che ci vuole più rabbia, ma non si acquista al supermercato e va messo in campo anche con disciplina tattica. Quando si perdono le distanze non va bene, non si possono perdere tutte le qualità. Dopo il primo gol la squadra ha fatto 20 minuti imbarazzanti, c’era paura a differenza anche di altre partite non vinte in cui questo non si era visto.

Hai già in mente su cosa vuoi focalizzarti per ripartire?
Posso anche ripartire dal sistema di gioco e dai giocatori, quando vedi che qualcosa non funziona cerchi di mettere la squadra per sfruttare i giocatori pronti. Queste partite mi hanno dato risposte su chi affidarsi. Paradossalmente la squadra cambiata meno rispetto al solito ha fatto meno, prima ci si preoccupava quando facevo turnover. Ci ritroviamo a parlare di questo, non mi aspettavo questa prestazione. Nel secondo tempo dovevamo sfruttare meglio le situazioni di vantaggio che abbiamo avuto.

Cosa succede nelle teste dei ragazzi? 
Posso capire a volte quelli più giovani, dobbiamo essere bravi a trascinare anche loro con quelli che hanno più spessore, ma oggi punto il dito su tutta la squadra. Noi abbiamo fatto le nostre fortune lavorando come collettivo, oggi ci siamo impauriti e disuniti. E’ difficile entrare nella mente dei calciatori e capire cosa c’è nell’inconscio ma ho visto cose che non mi aspettavo, come nella letture difensive. Erano cose che avevamo fatto con qualità nelle prime 18 partite, oggi nel primo tempo sembrava che non avevamo mai giocato assieme. Anche da qui si deve il carattere dei giocatori.

Cosa voleva cambiare con i subentrati? 
Loro erano bassi, cercavo qualità per attaccare alla porta. Ci sono stati momenti in cui eravamo 6 in area avversaria, non c’è stato nessuno in grado di leggere dove cadesse la palla. Abbiamo cercato di chiudere la squadra avversaria nella metà campo, anzi ci ho provato.

Non c’è stata verticalizzazione? 
Gli ultimi gol di Dzeko vengono così, abbiamo lavorato in settimana su questo ma dobbiamo farlo di più e i ragazzi devono crederci di più. Ma quando le squadre si chiudono bisogna andare sugli esterni e non cercare i tiri da 30 metri che sono legati dalla fortuna e non sono costruiti.

DI FRANCESCO A RADIO RAI

Dobbiamo continuare a giocare a calcio, nella ripresa quando abbiamo avuto predominio, anche grazie all’uomo in più, non siamo stati concreti. La colpa è nostra perché l’Atalanta ha fatto il suo mentre noi non riusciamo a fare quello che prima ci riusciva e facciamo le cose con meno determinazione rispetto al passato.

Le cause di questo momento?
Sicuramente la squadra crea tanto, oggi non mi è piaciuta per la squadra perché siamo usciti dal match per 20′ e questo non è mai accaduto in precedenza, è stata la peggior prestazione dell’anno, dobbiamo lavorare, fare mea culpa e prendere queste sconfitte come punto per ripartire. In questo momento siamo un po’ indietro sotto tutti i punti di vista, serve ritrovare la nostra identità.