Data di pubblicazione: sabato 30 settembre, 2017 21:50

PIERINO PRATI: “La passione dei tifosi della Roma era qualcosa di unico, ogni allenamento venivano 4/5 mila persone”

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ESCLUSIVA CENTRO SUONO SPORT

Com’è cambiato il calcio rispetto a quando giocava lei?

Il calcio è cambiato sotto tanti aspetti. Il livello tecnico è più o meno lo stesso ma è sicuramente il fattore fisico quello che dà ai giocatori di oggi quel quid in più.

Sono troppo conformisti i giocatori di adesso o erano anticonformisti quelli di prima?

Cambiano tante cose, dunque è cambiato anche il calcio, Il modo di vestirsi, le automobili. Il comportamento dei giocatori di anni fa è molto diverso da quello di oggi. Prima si era più attaccati alla società, ora invece no. Prima ci si rispecchiava con la società ed era la squadra che quando decideva ti vendeva. Ora le società sono cambiate e di conseguenza è cambiato anche il comportamento dei giocatori. Prima i più esperti aiutavano i giovani ad imparare come ci si comportava.

Che differenza c’è tra i tifosi milanesi e quelli della Roma?

Quelli della Roma erano più attaccati. Ricordo ancora quando ai nostri allenamenti venivano 4/5mila persone. Con il Milan ho vinto tanto, con la Roma mi mancava la Coppa. La passione a Roma però era qualcosa di unico. Ti offrivano tutto ciò che si poteva offrire, anche nei momenti difficili ci erano molto vicini.

Cosa pensa di questo Milan che ha speso tanto ma che ancora non è una squadra? Lei ha giocato contro i più grandi di tutti i tempi: Pelè, Maradona ad esempio. Messi è al livello loro?

Pelè è il più grande di tutti, anche come persona. Faceva tutto con una facilità disarmante. Maradona era più bello dal punto di vista estetico. Rivera anche è stato un grandissimo che avrebbe potuto vincere tre o quattro palloni d’oro.

I tifosi del Milan devono avere pazienza. Si deve lavorare molto ed i risultati arriveranno. Non è necessario un grande cambiamento.

In quale calciatore odierno si rivede? E cosa ne pensa della finale disputata da lei con il Milan contro l’Ajax?

I giocatori che mi possono somigliare sono tanti. Tutte le punte mi somigliano. Il sapersi trovare nel posto giusto al momento giusto è fondamentale e tutte le punte lo devono avere. Se devo rivedermi in qualcuno, sicuramente mi rivedo in Belotti il quale non vive solo nell’area di rigore ma spazia per tutto il fronte d’attacco.

Ho un ricordo di quella finale con l’Ajax. Il Milan di quei tempi era superiore all’Ajax. Ma in tutte le squadre è partita la mentalità di provare ad imitare l’Olanda la quale aveva creato un nuovo modo di vivere ed intendere calcio.